La crisi economica ed il peggioramento della specie delle imprese
di Franco Calistri • inserito il 5 Luglio 2010 • nella categoria: micropolis on lineNon sono pochi, sopratutto tra i cultori del libero mercato, a sostenere che le crisi, più o meno ricorrenti del capitalismo, in fin dei conti funzionano darwinianamente come momenti di selezione della specie, per cui a sopravvivere sono le imprese più forti e dinamiche e a scomparire sono quelle più deboli ed arretrate, il tutto in un processo di continuo miglioramento della specie “imprese”. Nulla di più falso. Innanzitutto fuorviante è il riferimento a Darwin che, al contrario, sosteneva come, al mutare delle condizioni, non sopravvivano le specie più forti, ma quelle che riescono ad adattarsi meglio ai cambiamenti o vivono in situazioni di “nicchia” che le mettono al riparo dai grandi cambiamenti (questo vale in maniera indiscutibile per la specie dei politici, ma questa è un’altra storia). Non è affatto detto che le une e le altre siano le specie migliori. E questo è uno degli elementi di riflessione che emerge dalla lettura dell’ultimo rapporto “Imprese e politiche in Umbria” realizzato su incarico dell’AUR da MET (Monitoraggio Economia e Territorio) e presentato quest’oggi presso la Giunta Regionale. Dallo studio condotto da MET emerge che nazionalmente - ma in modo particolare in Umbria - i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi sembrano essere le imprese, sopratutto di medie dimensioni, che in questi anni hanno cercato di innovare, impegnandosi in attività per loro natura più rischiose, quali appunto quelle in Ricerca e Sviluppo.

