ilmanifesto

La lunga estate calda

di Renato Covino • inserito il 4 Settembre 2010 • nella categoria: micropolis on line

Finalmente è finita. È finita questa lunga ed inutile estate politica, giocata tutta sulle case, le cucine e i portaombrelli di Gianfranco Fini e signora. La ruvidezza dei dati della crisi politica, istituzionale – soprattutto! – ed economica riprendono il campo. Crescono i disoccupati, le politiche governative li incentivano, i padroni manifestano un odio antioperaio che è difesa dei loro profitti e della volontà di aumentarli a discapito dei salari. Emerge come nel paese non funzioni più nulla: né le poste, né le ferrovie, né la scuola, né l’università, né la sanità e lo stato sociale, ecc.. Il triste tramonto del governo Berlusconi e del ruolo del cavaliere come arbitro della politica italiana, è speculare al declino del paese. La lunga crisi del regime continua a segnare la politica italiana. Il problema è se sarà o meno risolvibile. La riflessione non è fuor di luogo, non basta un’alternanza di governo per segnare una svolta: non è stato così con i governi Prodi e non sarà così anche se la destra dovesse perdere le elezioni. Per una soluzione credibile occorrono forze che siano fuori del gioco e non riusciamo a vederne ancora i contorni, né a destra, né a sinistra. Non lo sono né Fini né Casini né il Pd. La sinistra-sinistra, poi, oscilla tra il generoso tentativo di Vendola, da sostenere come una speranza, e il cupo tramonto della Federazione della sinistra, destinata a restare un gruppo extra parlamentare con qualche proiezione clientelare nel centro Italia.
L’esempio concreto è ricavabile dalla situazione umbra.



Ladri di Pisa

di Renato Covino • inserito il 12 Luglio 2010 • nella categoria: micropolis on line

Il Consiglio Regionale con una decisione pressoché unanime - gli unici a defilarsi sono stati gli uomini dell’Idv - ha votato per trasformare gli assistenti dei gruppi da co.co.pro. a dipendenti a tempo determinato e per l’istituzione della figura del “portavoce del presidente del Consiglio Regionale”. I dipietristi hanno dichiarato di non essere d’accordo su quest’ultimo punto e si sono beccati accuse di demagogia. Il consigliere dalla Lega Nord li ha addirittura accusati di scarsa sensibilità nei confronti dei precari, questione su cui Brutti e Dottorini avevano votato a favore, mentre Bossi, Calderoli e compagni sbraitano contro i troppi impiegati pubblici e gli sprechi. Si è detto che i costi rimarranno inalterati. Sarà! Ma l’esperienza insegna che normalmente quando ci si pone su questa strada gli oneri sono destinati inevitabilmente ad aumentare. Ciò avviene nel momento in cui tutti, compuntamente, affermano che è necessario ridurre i costi della politica, ricondurre sotto controllo la spesa degli apparati e moralizzare la vita pubblica, mentre si afferma che non ci sono soldi o che questi vengono sprecati. Non vogliamo riprendere cose già dette, ma sommessamente fare qualche domanda. Era proprio necessario il portavoce del presidente del Consiglio Regionale? […] continua



Fiammetta Modena e il “rovesciamento culturale”

di Renato Covino • inserito il 28 Giugno 2010 • nella categoria: micropolis on line 4

Ieri Fiammetta Modena si è lasciata intervistare dal “Corrierino” sull’università. Nel corso della sua chiacchierata con il reporter ha contestato l’accordo pluriennale tra Regione e Università che ha liquidato come “un tappabuchi”. La Modena afferma che senza un “rovesciamento culturale” sarà difficile pensare ad un rilancio dell’istituzione. Abbiamo già scritto che l’ipotesi di governance proposta della Gelmini non è molto convincente, che l’idea che i privati e gli enti locali entrino nel governo dell’istituzione è - almeno in Umbria - risibile, ma ancor più risibili ci sembrano le proposte della “capa” dell’opposizione. Che sostiene? In sintesi che occorre adeguare i corsi di studio alle necessità del mercato del lavoro umbro. Sfugge alla consigliera regionale del Pdl che, mentre per le funzioni più basse e per quelle medie il mercato del lavoro locale ha le stesse performance di quello nazionale, per le funzioni di pregio i tassi di disoccupazione sono superiori a quelle di altre aree italiane. Più semplicemente nell’industria e nel terziario locali non c’è bisogno di laureati o di ingegneri. Che domanda di alta formazione può venire da realtà di questo genere? Quali dottorati può finanziare o richiedere? A ciò si aggiunge la crisi che nonostante gli esorcismi di Berlusconi c’è ed è destinata a durare. […] continua



La vittoria di Pirro

di Renato Covino • inserito il 23 Giugno 2010 • nella categoria: micropolis on line 7

Finora abbiamo evitato di parlare di Pomigliano, bastava quello che scriveva “il manifesto” e non ritenevamo importante ripetere cose che il quotidiano a cui siamo legati già diceva autorevolmente e che condividevamo. Oggi però non se ne può non parlare. Malgrado la pressione della direzione aziendale, di Cisl, Uil, Ugl, del governo, dei giornali reazionari, conservatori, moderati e progressisti, i si non vanno oltre il 63%. Chi si attendeva un plebiscito di fronte ad un quesito irricevibile è rimasto deluso ed è sull’orlo di una crisi di nervi. Il risultato, peraltro, dimostra che esiste un’area di resistenza superiore a quella che sembrano indicare i dati. Questa resistenza si può esprimere in più modi, ma fa comunque emergere un dato inequivocabile: il fronte del lavoro non è affatto pacificato. Gli operai non si vedono, sono oscurati, ma ci sono e per quanto sottoposti al ricatto non appaiono disponibili ad arrendersi senza neppure combattere. Il che significa due cose. La prima è che l’idea che Pomigliano configuri un nuovo e “moderno” sistema di relazioni industriali è meno agevole di quanto appaia. La vittoria dell’azienda è fragile e tutt’altro che consolidata. La seconda è che, sia pure in maniera tortuosa, il conflitto si manifesterà, semmai in forme non ortodosse e politicamente corrette. I lavoratori sono sconfitti, ma non sono ancora vinti e fino a quando questo non avviene è difficile pensare ad un fronte della fabbrica normalizzato.



Mercato

di Renato Covino • inserito il 17 Giugno 2010 • nella categoria: micropolis on line

Il caso di Pomigliano tiene banco. O si cedono diritti (allo sciopero, alla salute, alla contrattazione, al lavoro) e allora la Fiat assicura l’investimento, oppure si delocalizza la produzione in Polonia o in Serbia. L’alternativa è secca o il lavoro o i diritti, anche quelli sanciti per legge. Tremonti e Sacconi definiscono la cosa come un nuovo, moderno sistema di relazioni industriali, fanno loro eco governo, Confindustria, Cisl e Uil. La Cgil pensa, la Fiom resiste con rassegnazione e non firma: è ovvio che di fronte all’alternativa di perdere il lavoro alla fine i “si” prevarranno. Intanto i focolai della crisi industriale si estendono, centinaia di fabbriche sono allo sbando. Si diceva che le difficoltà economiche erano in corso di superamento e invece si è compreso che la svolta è lontana da venire. La cura che si propone è più libertà per l’impresa e meno per i lavoratori, un taglieggiamento del pubblico impiego, una diminuzione dei servizi, comprensione, invece, per banchieri, redditieri e padroni. Il sistema produttivo che uscirà dalla crisi mostrerà gli stessi caratteri che aveva quando c’è entrato. La crisi non sarà un’opportunità di cambiamento, ma solo - come sempre - una distruzione di ricchezza che colpirà le parti deboli del sistema (le piccole medie imprese) e che ricostituirà le condizioni per l’accumulazione a scapito di lavoratori e garanzie sociali. In compenso in Umbria, almeno così ci dice il rapporto della Banca d’Italia, le cose vanno meglio. In che senso?



Sindrome di Stoccolma

di Renato Covino • inserito il 3 Giugno 2010 • nella categoria: micropolis on line 1

La sindrome di Stoccolma è quella per cui le vittime solidarizzano con i loro carnefici. È l’atteggiamento che il centro destra umbro propone alla maggioranza consiliare e alla giunta. Basta con i piagnistei e le manfrine – dicono forzaitalioti e leghisti – è questa l’occasione per eliminare sprechi di regione e di enti locali, che sono tra i più alti del centro Italia. Se per Italia centrale si intende anche il Lazio, crediamo che la cosa non sia vera, o che sia perlomeno opinabile, e tuttavia, di fronte ad un taglio di 240 milioni in due anni, il centro destra propone un atteggiamento di collaborazione tra Governo e regioni. In realtà la manovra è un momento di “macelleria sociale”. Pagano le regioni, cosa che significa meno servizi, o servizi pagati dagli utenti; pagano i dipendenti pubblici perché “privilegiati” - non rischiano il posto di lavoro - pagano gli invalidi, che si vedranno togliere l’indennità di accompagnamento se non hanno almeno l’80% di invalidità; pagano i pensionati e coloro che stavano per uscire dalla vita lavorativa, che si vedono rinviata la pensione. Non pagano, invece, banche, circuiti finanziari, alti redditi, patrimoni. Non si accenna affatto né ad una tassa patrimoniale, né all’aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Si è affermato che si condurrà una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. Non si sa se ridere o piangere. Intanto non viene sciolta nessuna provincia, si ridimensionano i tagli ai parlamentari, ai ministri, ai gran commis dello Stato.



Il ruggito del topo

di Renato Covino • inserito il 27 Maggio 2010 • nella categoria: micropolis on line

Carpinelli, consigliere regionale e segretario umbro del Pdci non ci sta. Nella conferenza stampa tenuta lo scorso 24 maggio ha contestato il trattamento riservato al suo partito: nessun assessore, nessun incarico di consiglio, una discriminazione che ha premiato il Prc, che non avrebbe sostenuto con forza la richiesta di due assessori alla Federazione della sinistra, battendosi solo per preservare la sua presenza in giunta. Conseguenza: la Federazione non esiste più, il Prc è inaffidabile e frammentato, il Pdci non starà né in maggioranza né all’opposizione, voterà caso per caso. Se tutto rimane così com’è poco male. La presenza dei comunisti italiani vale 1 consigliere su 21 della maggioranza. La cosa rischia di divenire esplosiva qualora venisse accolto il ricorso presentato da Giuseppe Mascio, cosa improbabile, ma non impossibile. In questo caso i consiglieri del Pdci sarebbero 2 contro 1 del Prc. Il vantaggio dei numeri, oggi a favore di Rifondazione, si ribalterebbe a favore dei Comunisti italiani.



Il contastorie

di Renato Covino • inserito il 22 Maggio 2010 • nella categoria: micropolis on line 1

Marcello Marcellini, l’avvocato ternano a riposo, cultore di storia, noto per le sue accuse ai partigiani della Brigata Gramsci di essere comunisti ed assassini (non si sa quale sia la colpa maggiore), ha colpito ancora. Ha pubblicato un nuovo libro sul tema, presso Mursia, ed articoli sul nuovo numero della rivista “Memoria storica” e su un quaderno monografico dello stesso periodico, dedicato all’ottantesimo genetliaco del prof. Nanni, colonna portante della pubblicazione, oltre che due interviste, una sul “Giornale dell’Umbria” del 21 maggio e l’altra sul “Corriere dell’Umbria del 22. Non ripetiamo in questa sede cose già dette, varrà la pena di tornarci sopra in maniera non episodica. Quello che tuttavia merita di essere segnalata è la novità. Finora Marcellini se la prendeva con i comunisti della Gramsci in quanto avrebbero ucciso fascisti repubblichini e spie che tali non sarebbero stati, ora se la prende con loro in quanto costruttori di martiri inesistenti. E’ il caso di Pietro Montesi, il settantacinquenne che la memorialistica e la documentazione pretenderebbe essere un collaboratore e informatore dei partigiani, ucciso in quanto tale da un manipolo di fascisti guidati da Coppo, l’ultimo federale del Pfr ternano. Ebbene non è vero niente.



Sanità, privatizzazioni ed elogio del profitto

di Renato Covino • inserito il 15 Maggio 2010 • nella categoria: micropolis on line 4

La sanità fa discutere. In pochi giorni sul “Corrierino” sono comparsi gli interventi del sen. Ignazio Marino, di Attilio Solinas, responsabile umbro per la sanità del Pd, e di Fiammetta Modena, portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale. Il punto del contendere è quanto incidano i tagli del governo sulla sanità regionale e come risolvere la questione delle sue disfunzioni. Modena respinge le accuse all’esecutivo e sostiene la necessità dell’integrazione tra pubblico e privato per restituire efficienza al comparto e per diminuire i tempi d’attesa. È la storia della “sussidiarietà”, che avrebbe già fatto mirabilie in Lombardia, dove i conti sono in attivo (sarebbero da documentare le performance in altre regioni governate dal centro destra, ad esempio in Sicilia dove ci risulta che il privato abbia ampio spazio), e buona prova di sé in altri settori anche in Umbria, dall’assistenza all’infanzia, al sociale e ad alcuni servizi pubblici. Ora se per la sanità il Pd manifesta qualche pudore, per gli altri settori figura essere all’avanguardia sull’affidamento ai privati della gestione, anche se con più di una contraddizione. Gli iscritti al Pd firmano per il referendum sull’acqua, le sue rappresentanze istituzionali ne promuovono la privatizzazione e il vertice del partito sostiene che non è la consultazione popolare la soluzione del problema. Quello che però più interessa è la filosofia della portavoce dell’opposizione:”Continuare a demonizzare il privato e il profitto è un’impostazione figlia di una deleteria invidia sociale sulla quale si è costruita la tomba dello sviluppo dell’Umbria. Il paese va avanti grazie ai tanti che producono ricchezza rischiando e mettendosi in gioco.



Fuoco greco

di Renato Covino • inserito il 10 Maggio 2010 • nella categoria: micropolis on line

Sembrava che la crisi greca fosse un problema circoscritto ad un piccolo paese, devastato per otto anni da un governo di destra e ridotto sull’orlo della bancarotta dalla speculazione internazionale. Era, invece, solo il sintomo di una crisi che riesplode e contagia tutto l’Occidente. Insomma l’incendio riparte e dimostra come il capitalismo, al contrario di quello che ha affermato per due decenni la vulgata liberista, non sia in grado di assicurare crescita e benessere.
Dai fatti degli ultimi giorni, tuttavia emergono, alcuni dati che è bene sottolineare. Il primo è che si parla di attacco speculativo alle economie deboli europee senza mai parlare di chi lo abbia scatenato. Sono state le banche d’affari, i finanzieri, i grandi giocatori di borsa insomma i templi del capitalismo, gli stessi che hanno provocato la crisi, che ne rappresentano il focolaio di espansione. L’obiettivo è quello di ridurre a spazzatura i titoli di debito pubblico dei singoli stati, provocarne il salvataggio e lucrare sulla differenza. In secondo luogo si è accennato al salvataggio della Grecia grazie ad un prestito europeo. In realtà il prestito, erogato in ritardo, serviva a pagare gli interessi di debito pubblico, in buona parte detenuto da banche internazionali. I soldi che venivano dati alla Grecia ritornavano da dove erano partiti senza provocare effetti economici significativi, anzi, per certi aspetti, incentivando la spirale recessiva. In terzo luogo le agenzie di rating, quelle che fanno il monitoraggio delle economie dei diversi paesi, si sono rivelate per quello che sono: strumenti a disposizione degli speculatori. Infine la cosa più importante: la crisi – lo abbiamo scritto più volte – continua, non è destinata ad allentarsi nei prossimi mesi ed anni, nonostante gli esorcismi di governi e banche.



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