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	<title>Micropolis</title>
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	<description>Mensile umbro di politica, economia e cultura</description>
	<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 10:53:45 +0000</pubDate>
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		<title>La lunga estate calda</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 10:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Covino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Segno critico]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente è finita. È finita questa lunga ed inutile estate politica, giocata tutta sulle case, le cucine e i portaombrelli di Gianfranco Fini e signora. La ruvidezza dei dati della crisi politica, istituzionale – soprattutto! – ed economica riprendono il campo. Crescono i disoccupati, le politiche governative li incentivano, i padroni manifestano un odio antioperaio che è difesa dei loro profitti e della volontà di aumentarli a discapito dei salari. Emerge come nel paese non funzioni più nulla: né le poste, né le ferrovie, né la scuola, né l’università, né la sanità e lo stato sociale, ecc.. Il triste tramonto del governo Berlusconi e del ruolo del cavaliere come arbitro della politica italiana, è speculare al declino del paese. La lunga crisi del regime continua a segnare la politica italiana. Il problema è se sarà o meno risolvibile. La riflessione non è fuor di luogo, non basta un’alternanza di governo per segnare una svolta: non è stato così con i governi Prodi e non sarà così anche se la destra dovesse perdere le elezioni. Per una soluzione credibile occorrono forze che siano fuori del gioco e non riusciamo a vederne ancora i contorni, né a destra, né a sinistra. Non lo sono né Fini né Casini né il Pd. La sinistra-sinistra, poi, oscilla tra il generoso tentativo di Vendola, da sostenere come una speranza, e il cupo tramonto della Federazione della sinistra, destinata a restare un gruppo extra parlamentare con qualche proiezione clientelare nel centro Italia.
L’esempio concreto è ricavabile dalla situazione umbra.]]></description>
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		<title>Disfunzioni di un critico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 19:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Fratta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[“Come un popolo ha il governo che si merita, così il pubblico ha i critici che si merita. E viceversa. Sia pure, ovviamente, con qualche eccezione”. Così, in una conferenza* tenuta a Parigi nel 1991, Cornelius Castoriadis, fondatore del gruppo e della rivista “Socialisme ou Barbarie” ed autore di opere fondamentali per il pensiero filosofico contemporaneo, sottolineava il vergognoso degrado della funzione della critica nella Francia del tempo. Evidenziava, il filosofo, soprattutto la disinvoltura, la mancanza di responsabilità, l’incapacità di un’autocritica che, nella letteratura come nella musica o nelle arti figurative, sembrava essere il connotato prevalente nei critici del tempo.
“La trivialità contemporanea - diceva Castoriadis - è l’effetto della mercificazione generale, e il triangolo autore-critico-pubblico è sempre più sprofondato in questa mercificazione; scompare l’agorà, la vera sfera pubblica/ privata, e il suo posto è occupato da uno spazio omologato, mercantile e televisivo, marginalmente disturbato da qualche dissonanza”.
Se c’è un critico, non in Francia, ma qui in Italia che in questo spazio, sin dai primi anni ‘90, si è trovato magnificamente a suo agio e nel quale ha sguazzato e continua a farlo, questi è Vittorio Sgarbi. Dalle cronache estive in occasione del 52° Festival di Spoleto riportiamo: “un autentico blitz quello che Vittorio Sgarbi ha confezionato nella tarda serata di ieri per fare visita allo splendido Palazzo Pianciani,sede di una delle mostre curate dal famoso critico d’arte.]]></description>
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		<title>Tutti colpevoli!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 18:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Fratta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, nel recensire il libro di Daniele Crotti, “Le tre valli umbre”, i sedici itinerari “fuori guida” che si snodano appunto nella Valnerina umbra tra Spoleto e Foligno in direzione dell’Altopiano di Colfiorito fino al confine con le Marche, suggerivamo, con l’invito ad affrettarsi, di ripercorrere quei sentieri prima che la costruzione delle superstrade della Quadrilatero determinasse la scomparsa di un straordinario paesaggio.
Più di una volta, negli ultimi anni, micropolis ha dato voce a quanti hanno denunciato lo scempio che si stava mettendo in opera: 160 chilometri di autostrade che, una volta ultimati, ingabbieranno - in un quadrilatero per l’appunto - un vasto territorio appenninico, tra Umbria e Marche, sfigurando anche le dolci pianure di Colfiorito, con la sua palude e le memorie dell’antica Plestia, ove sorge il Parco di tutela regionale, “ecosistema di eccezionale importanza per le rare specie fioristiche e vegetazionali (soprattutto palustri) e per quelle animali (avifauna migratoria, uccelli acquatici, gasteropodi, anfibi)” come si legge nel volume che il Touring Club Italiano dedica all’Umbria.
Ritorniamo sul tema perché nel mese di luglio, dopo mesi di caos, rumori ed inquinamento, il sindaco di Muccia, uno dei cinquantotto comuni coinvolti nell’opera, dopo le vibrate proteste dei suoi concittadini è sbottato ed ha vietato il transito agli automezzi dei cantieri.]]></description>
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		<title>Giustizialismo di sinistra e garantismo del malaffare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 18:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito una parte del contributo scritto di Salvatore Lo Leggio, al dibattito svoltosi domenica 22, nel corso della “Festa operaia e libertaria” di Spoleto, organizzata da Casa Rossa e dal Comitato Antirazzista, dal titolo "Perché i giustizialisti di sinistra urlano per un avviso di garanzia a un membro del governo e invece non parlano né chiedono dimissioni quando il comandante del Ros dei carabinieri viene condannato a 14 anni?"
----
E’ un titolo che non capisco bene.
Chi sono i “giustizialisti di sinistra”? Di Pietro? I giornalisti de “Il fatto”? Quelli de “l’Unità” o di “Repubblica”? Forse il Pd o Rifondazione?
E chi è di sinistra? Travaglio? Di Pietro? Veltroni e D’Alema?
E, infine, in che cosa consiste il giustizialismo?
Nell’Italia di oggi il termine ha un uso quanto meno ambiguo.
I berlusconidi bollano come “giustizialisti” tutti quelli che difendono la magistratura da ingerenze politiche, sostengono che nel centrosinistra c’è una sorta di giacobinismo giudiziario, che pretende processi sommari per gli uomini politici, i finanzieri e i manager vicini alla destra.]]></description>
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		<title>La Palestina &#8220;normale&#8221; che non ti aspetti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 12:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[Beit Sahour - Quando si viaggia la lontananza fa percepire in modo più accentuato le differenze tra lo stile di vita del luogo di partenza dagli aspetti sociali e culturali della destinazione. La prima difficoltà che s’incontra quando si viene in Palestina riguarda l’adattamento ad un ambiente inevitabilmente diverso, ma anche stranamente simile, ed il rischio principale è quello di sottovalutare entrambi gli aspetti. Ci sono i minareti e c’è tutta la ritualità del Ramadan appena iniziato; non mancano i tratti caratteristici dei paesi arabi, dalla guida spericolata all’assenza dei numeri civici e dei nomi nelle strade. Inoltre è sufficiente alzare gli occhi per vedere una delle 232 colonie israeliane (580.000 persone che rappresentano il 10% dei cittadini di Israele) o per notare nel tessuto urbano palestinese i confini dei campi profughi dove vivono circa 200.000 persone - quindi solo una parte degli oltre quattro milioni di rifugiati prodotti dai tanti conflitti che segnano questa terra dal 1948 (A-Naqba). Praticamente impossibile da evitare è il muro, che divide i palestinesi da loro stessi, frammentando e allontanando le città, i campi, i pascoli, i luoghi di lavoro e di studio; così chi deve andare a Gerusalemme per portare a casa la paga della giornata, dopo aver preso un permesso giornaliero, deve stare davanti ai cancelli almeno 6 ore prima per evitare di rimanere schiacciato dalla calca. Un supplizio che si ripete ogni giorno o quasi, perché, se i passaggi (check-point) sono chiusi, semplicemente non si va da nessuna parte e nessuno può sapere quando viene chiuso e perché né quando e se riaprirà.]]></description>
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		<title>micropolis luglio 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 14:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Download ultimo numero (pdf)]]></category>

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		<description><![CDATA[ micropolis-luglio-2010.pdf


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		<title>Segnali</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 13:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo torrido luglio, in cui invano abbiamo atteso che la maschera di cera del grande imbonitore si sciogliesse liberandoci finalmente dall’incubo, due cose meritano di essere ricordate. La prima, eclatante. Lo straordinario successo della raccolta di firme per i referendum sull’acqua pubblica. Un milionequattrocentounomilaquattrocentotrentadue persone hanno apposto il loro nome e cognome in difesa del bene comune più importante; un record assoluto, mai raggiunto in Italia in altre campagne referendarie. Come altri hanno già scritto un’autentica e inaspettata, nei tempi e nelle dimensioni, espressione di sovranità popolare che ha messo ancora una volta a nudo la distanza che separa una rappresentanza politica che, tranne rare eccezioni, ha fatto delle privatizzazioni di beni e servizi la propri bandiera, favorendo i soliti noti, e i cittadini che di queste scelte scellerate hanno dovuto e continuano a pagarne il prezzo. Un segnale forte, fortissimo, non solo al Governo ma anche al centrosinistra, Pd in testa, che pure su questo tema è entrato in contraddizione mostrando tutte le sue fragilità e ambiguità. Un segnale che, da parte nostra, non può che essere rilanciato, amplificato fino a quella che sarà la battaglia dell’urna.
Il secondo. I giovani che hanno partecipato agli Stati generali delle “fabbriche di Nichi”, a Bari. Un laboratorio politico di tre giorni a cui è stato dato, provocatoriamente, il nome impronunciabile del vulcano islandese che ha bloccato i cieli europei la primavera scorsa. Mille, forse duemila, certamente non una moltitudine, quelli giunti nella pineta di San Giorgio, in prevalenza dalla Puglia ma anche dal resto d’Italia, ma comunque una presenza significativa nell’asfittico e decadente panorama della politica nostrana. Significativa, in primo luogo, perché portatrice di un’istanza di rinnovamento, nei linguaggi prima ancora che nelle proposte. Una nuova generazione under 35 alla quale, crediamo, si debba guardare con attenzione e con la necessaria indulgenza se si hanno a cuore le sorti della sinistra e del Paese. Certo il leaderismo non ci piace, soprattutto a sinistra, ma se una nuova mobilitazione giovanile ha bisogno per attivarsi di simboli, di figure carismatiche dobbiamo prenderne atto e lavorare affinché tale spinta non si esaurisca, aiutarla a maturare. Ridurre tutto al solito schema della politica-politicata, forse ci fa sentire analisti acuti, ma serve a ben poco.]]></description>
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		<title>Roma: manifestazione contro la legge bavaglio</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 15:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Media e Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un reportage di Michele Maginimanifestazione-contro-la-legge-bavaglio.mov


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		<title>Educazione di massa</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 12:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Osvaldo Fressoia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri abbiamo visto appesi sui muri di Foligno, manifesti della Giunta comunale prendersela con la manovra economica dell’ineffabile Tremonti (Berlusconi si rassegni, ma è il commercialista di Sondrio ora a dettare la linea) e sulle lacrime e sangue che da essa deriveranno per i governi locali e, soprattutto, per i cittadini e le loro famiglie. Nulla da eccepire, ovviamente - mai manovra fu, infatti, più iniqua (e depressiva) di questa -, se non il fatto che, a fronte di una crisi che sempre più si manifesta come crisi di sistema (capitalistico), ci sembra un po’ poco come risposta. La speranza che ciò si traduca - parassitariamente - in un logoramento dell’avversario e in una crescita (elettorale) propria, temiamo sia una illusione. Ovviamente il problema non è solo folignate - magari! - ma riguarda, invece, questo esangue centro-sinistra (e non solo). Alcuni giorni orsono, sempre da queste colonne, scrivevamo che queste critiche ci sembravano più un mettere le mani avanti rispetto a inevitabili politiche restrittive - che anche della nostra regione si tradurranno inevitabilmente, in più tasse locali o meno servizi -, che non l’inizio di una necessaria (ma assai improbabile) campagna di informazione, educazione, alfabetizzazione economica di massa e mobilitazione popolare. Va da sé che i prevedibili sorrisi di scherno li lasciamo ai corifei berlusconiani, ma anche ai maitre à penser “imberlusconiti” che, ormai da più di 20 anni, dai seriosi Corrieri e Repubbliche vari [...]]]></description>
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		</item>
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		<title>Droga, politica e società: la testimonianza di Primo Tenca</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 12:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Primo Tenca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[micropolis on line]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Un paio di settimane fa chiudo bottega e vado alla sala dei Notari per il Consiglio grande - comunale s’intende! - tanta gente, ma anche posti vuoti. Si inizia con una relazione di minoranza e una di maggioranza, niente di nuovo sotto il sole, poi gli interventi: nel complesso una tribuna un po’ deprimente, tutti in cerca di 5 minuti di visibilità. Ci sono anche due sindacati di polizia, uno dei due chiede un distaccamento celere, si parla di sicurezza, la signora Spagnoli si spella le mani; poi ci metterà del suo: da dove le venga tanto odio non si capisce, la gente applaude, lo straniero come emblema di tutti i mali. Alcuni decenni fa erano gli ebrei, si sa come è andata a finire, ma forse per la signora Carla l'olocausto è solo un'invenzione del cinema: attenti, a scherzare con il fuoco si bruciano le mani. Poi, giustamente, si parla di spaccio e di droga: più si va giù duri e più scattano gli applausi, una brutta atmosfera.
Alle sei lascio, ho un appuntamento in fondo alla scala mobile di via Pellini, mi siedo in un muretto lungo la strada, il market dello spaccio lavora a pieno ritmo, un nord Africano vende tocchi di fumo come fossero saponette, la gente fa finta di non vedere, lui canta in arabo tutto contento.]]></description>
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		</item>
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