Devastazioni e democrazia
di Francesco Mandarini • inserito il 31 Ottobre 2008 • nella categoria: Segno criticoLa crisi sta assumendo le cadenze di una devastazione senza precedenti. I “venerdì neri” per le borse si susseguono uno dopo l’altro e non sembra che gli interventi dei governi a sostegno di banche e mondo della finanza incidano più di tanto sul grado di incertezza che provoca la fuga degli investitori dalle borse di tutto il mondo. Le radici del disastro sono ormai accertate. Il Time di Londra è un giornale conservatore. Martedì scorso aveva una pagina titolata: “Marx aveva capito tutto?” l’articolo non risolveva il quesito, ma l’autore sosteneva che “Il Capitale” sarà ancora letto anche quando nessuno leggerà più né Milton né Shakespeare. Stupefacente.
La contraddizione che devono risolvere le classi dirigenti è di quelle toste. Per trenta anni intellettuali, politici, presentatori televisivi, premi Nobel per l’economia, veline, capi di stato, professori universitari e quanto di altro della varia umanità che governa il mondo ci ha imposto un unico modo di vedere il futuro delle società.

