Adolescenti umbri postmoderni
di Maurizio Mori • 1 Dic 2009 • Categoria: Condizione giovanileSarebbero “i primi nati postmoderni”, la prima generazione nata “dopo”, come li chiama Cecilia Cristofori, dopo quel1989 che per Claudio Carnieri, presidente dell’Aur, “segna lo spartiacque”.Avevamo partecipato al Convegno di presentazione della ricerca su I giovani adolescenti in Umbria. Un’indagine su valori, cultura, stili, relazioni, linguaggi della nuova generazione tra quattordici e diciannove anni, promossa dall’Assessorato alle politiche Sociali e Giovanili della Regione Umbria e curata dall’Agenzia Umbria Ricerche. Ne eravamo usciti non del tutto soddisfatti. A parte una indisponente apertura dell’Assessore, tutta istituzionale e con un’insopportabile linguaggio (ci si passi il neologismo) istituzionalese, che pareva dare contezza a posteriori dell’ultimo posto assegnato dagli adolescenti umbri alla voce “uomini politici” – con il solo 12,9% di appeal - in una scala riferita a 22 istituzioni, i dati della ricerca presentati in sei relazioni erano sembrati proporre una immagine stereotipata della realtà e della condizione giovanile. Nulla di male, naturalmente. Una indagine di popolazione la si dà anche per smentire e/o correggere stereotipi o, al contrario, per darne conferma scientifica. La lettura del corposo, e ricco, volume che contiene il Rapporto di ricerca (Aur Volumi, Perugia 2009) ci conferma l’insoddisfazione, la sensazione di strumentazioni di ricerca (in primis, il questionario, che non ci è dato conoscere) non approfonditamente sensibili. O forse no, perché in realtà ci viene consegnata una quantità, spesso anche assai specifica, di dati; e allora il dubbio è che questi dati, per una loro insufficiente e un po’ scolastica lettura, non sempre e non tutti diventino, nel Rapporto, informazione.Chi sono questi adolescenti umbri, rappresentati, per campionamento, da 2104 giovani tra i 14 e i 19 anni di età di licei, istituti tecnici, istituti professionali, corsi di formazione professionali, di aree diverse della Regione?Vivono in famiglie di diversa composizione (permane la presenza di famiglie allargate), con rapporti relazionali che i ricercatori vogliono dirci – ideologicamente? - “ buoni”, anche se il giudizio è poi clamorosamente rovesciato, come vedremo, dai dati della ricerca; godono di sufficiente libertà. A scuola solo una minoranza ha nel curriculum ripetenze e/o debiti formativi, però con profonde differenze tra scuola e scuola; le relazioni con insegnanti e con compagni di scuola – più che di classe - risultano altamente positive; la scelta di cosa fare una volta terminata la scuola è, ovviamente, dipendente dalla scuola frequentata, e quindi dalla classe sociale di appartenenza; amici e genitori sono le fonti più praticate, e più affidabili, di informazione, così per chi pensa di continuare gli studi come per chi si vede avviato al lavoro; l’aiuto di persone influenti è al primo posto (“cosa serve per trovare un lavoro?”) nell’immaginario, o nell’esperienza, degli alunni di licei e di istituti tecnici (la percentuale cade per chi frequenta istituti professionali o centri di formazione professionale: forse perché all’interno del proprio ceto sociale non si ha esperienza di persone influenti?).Tra le motivazioni di disagio da rapporti sociali e interpersonali viene al primo posto la conflittualità con i genitori (e allora come è che il Rapporto parla di “una buona tenuta del tessuto familiare [anche] dal punto di vista della qualità delle relazioni”?), poi il sentirsi soli, poi i rapporti con l’altro sesso: il disagio è più alto (o forse più consapevolmente percepito) tra le ragazze che lamentano anche, in misura maggiore dei ragazzi, il “non essere accettato e capito dagli amici e dagli altri”, “non avere autonomia per le proprie scelte”.Scuola e vicinanza di abitazione sono le occasioni più frequentate di conoscenza degli amici; i consumi si giocano sul telefonino, sugli spostamenti, sull’uscire con gli amici; luogo prevalente del consumo è il centro commerciale; il 55 e il 58%- scuole superiori- e il 39 e il 43% - formazione professionali- leggono libri non scolastici e quotidiani di informazione, il 93 e l’84% rispettivamente vedono telegiornali nazionali.La maggioranza degli adolescenti umbri assume bevande alcoliche o semi alcoliche fuori dai pasti, quasi la metà pare essere a medio/alto rischio di contiguità alle droghe.Solo il 6,7% tra i liceali, e il 2,8% negli istituti tecnici, partecipa a partiti politici; il massimo di partecipazione si ha in gruppi sportivi e in associazioni che organizzano manifestazioni localistiche. Esprimono alti valori, maschi e femmine in egual misura, su obiettivi e pratiche del volontariato, ma la partecipazione alle specifiche associazioni è intorno al 4% degli intervistati. “I consumi post moderni”, come li chiamano i ricercatori, cioè il possesso e l’uso delle nuove tecnologie, sono largamente presenti - dal 66 al 97% - tra gli adolescenti, e influenzano comportamenti, acquisizioni di amici (più i maschi che le femmine), uso del tempo libero.Emergono giudizi positivi sulla presenza di spazi verdi e impianti sportivi, negativi su iniziative culturali e servizi socio-sanitari; si denuncia carenza di eventi gratuiti per i giovani e di spazi dedicati ai giovani.C’è un razzismo diffuso, quantomeno un’avversione decisa e un atteggiamento di esplicita ostilità verso gli immigrati, più tra i ragazzi che tra le ragazze, e, come è lecito attendersi, assai più tra gli studenti che si collocano a destra piuttosto che non a sinistra. Su una scala di 24 valori le positività più alte sono assegnate a salute e famiglia, le più basse ad attività politica e religione, in ambedue i gruppi di medie superiori e di formazione professionale. C’è fiducia, risicata, nella scienza e nella democrazia, ma sono sopra il 50% gli adolescenti che ammettono la pena di morte: meno tra le femmine, nei licei, tra i collocati a sinistra, tra quelli ad alta religiosità, ad alto capitale culturale, tra gli immigrati. La fiducia nella scienza è direttamente collegata al livello di capitale culturale, “la democrazia è sempre il miglior sistema di governo” è opinione del 60% degli studenti collocati a sinistra e del 48% di quanti si dichiarano di destra.Da una serie proposta di comportamenti sociali ed individuali emergono profili “moralistici” – sesso, sessualità, rapporto di coppia – e “anticivici” – fisco, guida, assenteismo al lavoro - assai più marcati tra gli studenti della formazione professionale che non delle medie superiori. In una scala di 22 riferimenti istituzionali il massimo di fiducia è rivolto, nell’ordine, a medici (in evidente contraddizione con il giudizio negativo assegnato ai servizi socio-sanitari), scienziati, volontariato, e, per contro, fiducia minima, dal meno al più, a politici, sindacalisti, partiti, amministratori. Non superano la prova, se così possiamo dire, Papa, sacerdoti, industriali, magistrati.Pare interessante a questo punto esaminare i dati che confrontano opinioni e atteggiamenti degli adolescenti umbri con quelli dei coetanei italiani: le scale di fiducia, nel loro ordine, sono in larga misura sovrapponibili. Diamo la parola al ricercatore Carlo Buzzi: “In Umbria l’intensità con cui viene erogata la fiducia ai singoli soggetti che operano nella società è più contenuta. Ottengono una quantità di fiducia superiore alle medie italiane i militari di carriera e la Nato seguite, seppur con percentuali al rialzo molto modeste, dai partiti e dalla televisione privata. Minore fiducia [viene] attribuita a quelli che si potrebbero considerare i tutori e garanti di quattro apparati fondamentali della società civile ovvero la giustizia, la sicurezza interna, l’educazione e la religione. Ciò segnalerebbe la maggiore distanza che si manifesta tra i giovani locali e l’organizzazione sociale nella quale vivono”.Questi giovani umbri dichiarano i seguenti orientamenti politici, in percentuale: sinistra 20,7 (Italia 29,6), centro 3,9 (Italia 7,9), destra 36,9 (Italia 17,5) , non so/non risposto 38,5 ( Italia 45,1). Nessuna meraviglia, allora – ma preoccupazione si, e molta -, se, valutando i risultati, Buzzi conclude che “sembra confermarsi a livello degli ideali di fondo quella sfiducia sociale che abbiamo riscontrato. In fondo alla scala gerarchica infatti, in posizione di ideali del tutto secondari – se non addirittura di disvalori – vengono relegati i valori dell’impegno personale e collettivo”.Questo, dunque, il profilo degli adolescenti umbri, postmoderni, come ci è consegnato dalla ricerca dell’Aur.In realtà manca ancora un capitolo, quello curato da Maria Luisa Bianco su Disugua-glianze educative e di genere. Quello che non ci da solo dati ma anche informazioni.Ne parleremo, rimandando a un successivo intervento, quando ri-leggeremo la ricerca dal punto di vista appunto delle disuguaglianze, di genere e anche sociali, di classe se ci è permesso dire. “Le disuguaglianze e le gerarchie sociali appaiono molto forti”, scrive il presidente Aur Claudio Carnieri nella sua bella e illuminata introduzione, “una visualizzazione delle disparità e delle disuguaglianze”, insiste.Disuguaglianze che sono anche di classe, come sembrerebbe non piacere a quei ricercatori che nel Rapporto hanno scritto, ideologicamente: “…in una società in cui non sono più gli status tradizionali a determinare l’appartenenza sociale”.
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