Sbagliare con metodo
di Re.Co. • 1 Dic 2009 • Categoria: la battaglia delle idee
In questo novembre si sono concentrati due anniversari importanti. Il primo – il ventesimo della caduta del muro di Berlino – ha avuto una indubbia rilevanza mediatica, ne hanno parlato diffusamente giornali e televisioni. Il tema non poteva essere che quello della fine dei totalitarismi e della riconquista delle libertà ad est. Sul secondo, il discorso di Occhetto alla Bolognina che sancisce l’inizio della fine del Pci, l’attenzione è stata minore. Nonostante Bersani sostenga che la parola sinistra va riscoperta, lo stato delle formazioni che derivano dall’ex Pci è tale da non suscitare molto interesse tra lettori di gazzette e spettatori di telegiornali. Eppure i due eventi rappresentano, sia a livello mondiale che a livello nazionale, due date che segnano l’inizio di una nuova storia e che meriterebbero ben altre riflessioni e approfondimenti.In realtà non fu la caduta del muro a segnare la fine del socialismo reale. L’agonia era iniziata molto prima, almeno dall’invasione della Cecoslovacchia, che dimostrò plasticamente come ogni tentativo di riforma interna al blocco sovietico fosse pressoché impossibile. In quell’occasione si ebbe la dimostrazione pratica di come non bastasse distinguersi dal socialismo reale, ma occorresse una politica che riprendesse su basi nuove i temi del superamento del capitalismo.Allo stesso modo appare evidente come la fine del Pci non sia stato effetto della presa di posizione sia pur autorevole del suo segretario, ma l’esito di incertezze e di errori che nascevano proprio dalla fine degli anni sessanta e che avevano le loro radici nel non superamento dell’ideologia e della pratica terzinternazionalista.La storia successiva ha dimostrato come la fine del socialismo reale non abbia significato l’avvento di una nuova era, ma semmai la riproposizione di un capitalismo selvaggio oggi alle corde, d’altro canto la fine del Pci non è stato un avvicinamento all’area di governo e a un sistema politico meno condizionato dalle forme della democrazia imperfetta, ma la nascita di un pericoloso fenomeno come il berlusconismo e, comunque, un’ulteriore sterzata a destra del paese.Peraltro il tutto è avvenuto senza che affiorasse un briciolo di riflessione nella frammentata sinistra italiana. Tutti si sono scoperti oppositori dell’Urss, e hanno ritenuto in virtù di questo che fosse bene dimenticare quella esperienza e molti – anche iscritti da antica data al Pci – hanno dichiarato di non essere mai stati comunisti. Quelli che hanno continuato a dichiararsi comunisti o si sono limitati ad affermare la diversità dell’antico partito o a vantare propri titoli di discontinuità rispetto a quella esperienza. Invece è proprio da lì – dal Pci, dall’Urss e dalla loro fine - che bisogna ripartire se si vuole comprendere dove sono stati i ritardi e gli errori e se ci sia o meno qualcosa da salvare.Senza partire dal passato è difficile ridefinire il socialismo del futuro. L’importante non è tanto sbagliare, quanto farlo con metodo, evitando di ripetere per insipienza e superficialità gli stessi errori.
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