Ultimo round
di Renato Covino • 10 Gen 2010 • Categoria: Politica
Non ci pare abbia grande interesse informare i lettori di “micropolis” sugli sviluppi della querelle sul terzo mandato della governatrice uscente. Saremo in edicola il 27 e, a meno di imprevedibili sorprese (rinvii, slittamenti, ecc.), il problema delle candidature dovrebbe essere già stato sciolto o concedendo il terzo mandato o individuando un candidato di mediazione oppure risolvendo la questione attraverso primarie interne di partito. Allo stato dei fatti tutte e tre le ipotesi hanno la stessa possibilità di realizzarsi e, quindi, è inutile sprecarsi in previsioni che rischiano di essere smentite dall’evoluzione dei fatti. Vale tuttavia la pena di ribadire quanto abbiamo più volte scritto: per motivi di decenza istituzionale il terzo mandato andrebbe assolutamente evitato, tanto più che lo Statuto regionale, al comma 5 dell’art. 63, prevede che il presidente non debba fare più di due mandati. Vero è che si può sostenere che lo Statuto è entrato in vigore nel 2005 e che, quindi, nulla osta alla riconferma della governatrice uscente; tuttavia, al di là della logica formale, esiste il pudore politico che consiglierebbe di farsi da parte quando il proprio tempo è scaduto e di evitare di governare ad libitum come avviene nelle regioni di centro destra (Galan 15 anni, Formigoni 20).Ma c’è di più. La due giorni tenutasi al Capitini ha evidenziato che la questione non riguarda solo l’individuazione del candidato presidente, ma gli orientamenti e le politiche che tale scelta comporta. Gli interventi della minoranza, ma non solo, hanno evitato di porre il tema delle candidature, ma sono stati estremamente chiari nel sottolineare come ormai si sia entrati in una nuova stagione contrassegnata dalla crisi economica e come lo schema di alleanze sociali, di welfare, di incentivazione economica sperimentato nello scorso decennio non sia più riproponibile nei prossimi cinque anni. Lo ha sostenuto con chiarezza Mauro Agostini quando ha affermato che, senza voler demonizzare l’esperienza lorenzettiana (sic!), non è pensabile proseguire con l’apertura di strade, con l’incentivazione della costruzione di case e piastre commerciali e che è ora di cominciare a pensare a come uscire dalla crisi, proponendo come terreni di intervento l’economia verde, le energie rinnovabili, il turismo, la cultura, ecc. Altri hanno rincarato la dose, sottolineando come si debba rapidamente andare allo snellimento della macchina amministrativa, alla riduzione degli enti, ad architetture istituzionali più snelle, sfoltendo forme più o meno clientelari di gestione del potere. Non è ancora chiaro dove portino questi ragionamenti, in quali politiche di intervento pubblico tendano a concretizzarsi. Non si è detto nulla di definito e preciso, certo è che è sempre più diffusa la consapevolezza di chi ritiene che così non si possa andare avanti.C’è un non detto che verrà probabilmente esplicitato nella riunione del 22 dicembre, su cui chi ci legge saprà molto più di quanto sappiamo noi oggi: chi ha gestito la vecchia politica, a parte meriti e demeriti, non può gestirne una nuova. E’ un dato di buonsenso, che però fatica a passare. E infatti gli uomini della governatrice continuano ad insistere scoprendo le virtù, dopo anni di cannibalismo interno, del rinnovamento nella continuità.Detto questo, non si può non sottolineare come la partita, sia rispetto alla candidatura a presidente che ai programmi, si giochi tutta all’interno del Pd. Gli alleati, tranne qualche boatos, funzionano come truppa di complemento, in cerca di strapuntini su cui appoggiarsi. Come leggere altrimenti la proposta di Stefano Vinti del Prc, che propone primarie di coalizione, ma solo se la governatrice uscente non verrà ricandidata, alzando la palla agli uomini della maggioranza relativa del Pd? Cosa pensare dei silenti esponenti di Sinistra e libertà, ancora incerti sul fatto che si debbano o meno comprendere nel cartello elettorale i socialisti, o dell’Italia dei valori che tuona contro il listino, pronta ad entrarci nel momento in cui verrà approvata la nuova legge elettorale o anche qualora dovesse rimanere in vigore quella vecchia. Tutto ciò fa pensare che non esistano linee politiche su cui confrontarsi e che qualunque sarà l’esito della battaglia per la candidatura a presidente, alla fine si avrà un monocolore del Pd allargato a qualche ospite. La coalizione, insomma, non esiste o meglio è una figura retorica senza corpo né anima.Per fortuna il Pdl ha scelto di perdere. Alcuni, i più benevoli, sostengono che sia in attesa di sapere quale sarà il candidato del centrosinistra per proporre il proprio. Non ci pare proprio così. Dopo settimane che in cui si è discusso del sindaco di Assisi e della capogruppo al Consiglio regionale siamo ancora lì, sembra che si viaggi su e giù da e per Roma in attesa che qualcuno decida. Non si capisce – al pari del centrosinistra – cosa i berluscones intendano proporre alla comunità regionale. Insomma, a meno di un nuovo effetto Orvieto, il Pdl parte battuto, specie se l’Udc si presenterà al confronto elettorale fuori delle coalizioni. E’ l’unica soddisfazione in questa vicenda. Eessere stati governati da questo centrosinistra nell’ultimo decennio è stata una sofferenza. Già non si capisce in che direzione si andrà nei prossimi anni, aggiungere a questo la presenza degli uomini di Berlusconi nel governo regionale è una tribolazione che crediamo gran parte degli umbri non meritino.
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