La casa nell’età delle chiacchiere
di Saverio Monno • 10 Gen 2010 • Categoria: Società
Crisi economica, bassi livelli di salari e pensioni, la speculazione edilizia: a quaranta anni dalle agitazioni del ‘69, dal grande sciopero nazionale sul diritto alla casa, il problema abitazioni torna prepotentemente alla ribalta. Secondo stime recenti 4 famiglie su 5 sono proprietarie dell’abitazione in cui vivono, quelle che pagano un canone d’affitto non superano il 17% del totale. Il dato di per sé non implicherebbe alcun clamore, non fosse che le cifre che accompagnano questa realtà dipingono un quadro tutt’altro che ottimistico. I primi sei mesi del 2009 registrano un calo delle compravendite del 14% rispetto al 2008 (in Umbria -16%), del 20% sul 2007. Di segno opposto i dati sugli affitti, aumentati del 120-130% negli ultimi 10 anni: effetti collaterali di un mercato privo di regole e di una domanda in costante ascesa. L’Istat calcola che il 74% delle famiglie in affitto, vive in abitazioni di proprietà di privati (nel 2007 erano il 70%) e solo il 20% in case di proprietà di enti pubblici (erano il 22% nel 2007). Studi della Regione Umbria sostengono che la richiesta di alloggi in affitto è più che raddoppiata negli ultimi 25 anni (siamo a quota 38mila richieste), ma la domanda di abitazione pubblica incontra esito positivo solo per il 2,7%. La quota restante è – letteralmente – preda del libero mercato. Le categorie più colpite sono single, giovani coppie, famiglie con redditi medio-bassi, anziani. Non riescono ad entrare nel mercato degli affitti privati per l’eccessivo costo delle locazioni. Muro quest’ultimo che, stando alle stime nazionali, cela cifre imbarazzanti: 140mila sfratti per morosità, 750 mila famiglie a rischio – il contratto d’affitto è scaduto, o scadrà a breve, e sono nell’impossibilità di sopportare nuovi aumenti del canone – 4 milioni di giovani lavoratori obbligati a vivere in famiglia e 1,7milioni di immigrati costretti a bivacchi di fortuna o ad alloggi sovraffollati.Questi solo alcuni dei dati, discussi nel corso del convegno Benessere e diritti, le politiche dell’abitare, organizzato dallo Spi Cgil dell’Umbria, lo scorso 16 dicembre, presso il Sangallo Palace Hotel di Perugia.Intervenuti, oltre ad Aldo Darena, Manuela Latini e Lucio Saltini, rispettivamente coordinatore per le politiche abitative di Perugia, segretario regionale e nazionale del sindacato dei pensionati Cgil; il coordinatore regionale Sunia, Rossano Iannoni, il presidente Asppi Terni, Mario Mobilio, l’assessore alle politiche sociali ed abitative della Regione, Damiano Stufara e il segretario generale Cgil per l’Umbria Manlio Mariotti.Al centro dell’incontro, l’idea che “dopo anni di scarsa attenzione - come sostiene Darena - dopo il dramma dell’Abruzzo e l’alluvione di Messina, è necessario fermare la speculazione e porre in essere piani per l’edilizia che restituiscano priorità alla manutenzione , al consolidamento ed alla messa in sicurezza di strade, case, edifici pubblici e beni culturali”. Niente ampliamenti o premi di cubatura allora, il fenomeno degli appartamenti invenduti ha già raggiunto computi eccessivi. “Non possiamo pensare di espandere all’infinito le periferie - precisa Manuela Latini - occorre confrontarsi con la realtà, puntare a politiche di recupero abitativo, cercando di far convergere il patrimonio esistente con la domanda d’affitto”. Essenziale riqualificare e ristrutturare le abitazioni più vetuste, spesso abitate da persone anziane, ponendole in sicurezza ed introducendo tecnologie domotiche, impianti a basso consumo e servizi di co-housing. “La spesa per affitto, mutuo e per i servizi connessi all’abitazione - insiste Iannoni - hanno un peso rilevante sul bilancio degli inquilini. Dal 30 al 50-60% del reddito familiare”. È una “questione sociale importantissima - osserva Mariotti - non potremo non riprenderla nel corso del congresso della Cgil. Da noi ci sarà poco di cui rallegrarsi, ma le istituzioni si sono mostrate disponibili ad un confronto, il governo di centrodestra, invece, sulla casa, ha solo mistificato”. Dalle spacconate sull’edilizia pubblica alle boutade sui mutui e sulla cedolare secca, dalla truffa del piano casa agli spot sulla ricostruzione in Abruzzo: cenci, a coprire un finanziamento che non raggiunge i 200 milioni di euro. Decretano annunci ed erogano chiacchiere. “Ricordate Mussolini con i carri armati?” chiede Stufara. “L’Umbria - chiosa Iannoni - è poco più di un quartiere di Roma, ma ha assegnato 300 milioni di euro in politiche abitative”. Meglio Perugia di Roma? Forse, ma c’è davvero poco per cui gongolare.
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