Un congresso irrisolto
di Maurizio Mori • 11 Apr 2010 • Categoria: Lavoro e SindacatoLa stagione congressuale della Cgil in Umbria si è conclusa il 18 e 19 marzo con le assise regionali che hanno eletto i delegati al congresso nazionale e il direttivo regionale. Nella prima riunione del direttivo, svoltasi subito dopo, è stato eletto segretario regionale Mario Bravi. Dei documenti approvati e delle scelte della Confederazione in Umbria non mancheremo di dare conto. In questa pagina pubblichiamo il resoconto dei congressi delle due Camere del Lavoro provinciali di Perugia e di Terni.Si è concluso a Todi l’11 marzo il Congresso della Camera del Lavoro provinciale di Perugia. E i numeri sono impietosi. 332 delegati eletti dalle assemblee di base (che hanno coinvolto circa 28 mila lavoratori e pensionati, riconfermando che la Cgil è una grande - l’unica - organizzazione di massa), 220 il numero massimo di presenti, poi una sala semi-vuota e, non di rado, pressoché vuota; 95 eletti per il Direttivo provinciale, di cui solo 58 hanno riconfermato il Segretario uscente Bravi.La relazione di Bravi fornisce i risultati delle assemblee di base: 78,6% alla mozione Epifani I diritti e il lavoro oltre la crisi, 21,4% alla minoranza La Cgil che vogliamo; fa sue le critiche a chi ha voluto un Congresso su due mozioni contrapposte; fa campagna elettorale per il Segretario Regionale Mariotti, dimissionario, candidato alle elezione regionali, ricambiato da Mariotti che nel suo saluto lo candida formalmente a nuovo Segretario regionale; sottolinea i ritardi nella presenza negli organi direttivi di donne e immigrati (sono più di 5000 nell’organizzazione). Poi viene al sodo, la crisi: Perugia è, da uno studio di Unioncamere, tra le dieci province più colpite, 13 mila lavoratori coinvolti nei percorsi degli ammortizzatori sociali, 10 mila domande di disoccupazione nel 2009 con un aumento di oltre il 300%, 4 mila lavoratori in cassa integrazione nel settore metalmeccanico, 3000 posti di lavoro persi in edilizia, brutti segnali dal commercio e dal terziario, gravi perdite di posti di lavoro nella scuola. La crisi amplia le differenze all’interno del territorio, esempio eclatante la fascia appenninica dell’Alta Umbria con il nodo drammatico Merloni (qualche intervento dirà che la vertenza andava aperta sei anni prima, e altri che la Cgil non può scaricare le responsabilità sulla Fiom): dove sta, sottolinea Bravi, la silenziosa Confindustria, anche umbra? E infine un nodo centrale, per il paese, la regione, la provincia: l’urgenza di una politica industriale.Una relazione piana, risaputa, rituale. Quale Cgil? per quale politica? La relazione quelle domande non se le è poste. E neppure il dibattito, se non occasionalmente. Una lunga fila di interventi, ma più soliloqui che dibattito. Eppure una parte aveva rotto l’unanimità “istituzionale” con un documento alternativo, l’altra aveva demonizzato la scelta “ divisionista”. Più che un Congresso, una tribuna dove la quotidianità, l’accadimento del giorno sono parsi fare da conduttori degli interventi. Certo, l’articolo 18, lo sciopero generale dell’indomani, l’attacco alla - e la difesa della - Cgil che dovrebbe fare una “profonda riflessione su se stessa, anche sulla democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro”, i precari che non vengono intercettati, sì e no alla concertazione, accuse alla Fiom “corpo separato”. Qualche ventata di aria fresca dai posti di lavoro: l’autoritarismo in fabbrica, “gli spazi di democrazia in azienda si restringono”, le aziende utilizzano la crisi per imporre sudditanza”. Ma, ancora, descrizioni, casistica, denunce. Diagnosi poche, terapie assenti. Un grande sfogatoio.Abbiamo titolato questa nota Un Congresso irrisolto. Se volessimo fare una battuta, diremmo che il Congresso della Camera del Lavoro di Perugia è ancora da convocare. Domande: perché una seconda mozione alternativa se poi non sono venuti a dirci quale è la Cgil che vogliamo? E perché demonizzare la minoranza, se manca un progetto di quali, e di come tutelarli, diritti e lavoro oltre la crisi?L’anatra zoppaIn un’aula semivuota ma rumorosissima di chiacchiericcio si fa improvvisamente silenzio: c’è la relazione della Commissione elettorale. Un lavoro difficilissimo, una cesellatura, sembra un Congresso Pd. C’è da tener conto di tante variabili: maggioranza e minoranza, articolazione organizzativa della confederazione, servizi, territorio, quote “rosa” e quote immigrati. E qualcuno dovrà pur rimanere fuori per concorrere poi al Comitato regionale. Non sappiamo se, come si è detto nei corridoi e alla tribuna, le mozioni alternative fossero funzionali al riposizionamento di gruppi dirigenti. I numeri sono impietosi, l’abbiamo già scritto. Impietosi in generale, impietosi nello specifico del Segretario provinciale. Uscente, rieletto e candidato a Segretario regionale. Eletto – rieletto – solo dal 61% dei membri del direttivo, assai meno del 78,6% che sosteneva la sua mozione. Un’anatra zoppa .A pensar male si fa peccato…… ma spesso ci si azzecca, come diceva uno che di queste cose se ne intende. A chiusura del Congresso si è assistito a un inatteso e incredibile siparietto. In Commissione politica alcuni delegati avevano presentato un innocuo (sembrava) documento che voleva impegnare la Camera del Lavoro a sostenere le iniziative contro la privatizzazione dell’acqua. Sgomento! si sono aperti uno scontro e una contrattazione sulle parole, promossa dal tavolo della presidenza, tre verbi: sostenere, aderire, promuovere.Un contenzioso che ha occupato parecchio tempo, e che ha visto interventi anche pesanti del Segretario provinciale neo-rieletto e, addirittura, della Segretaria nazionale Susanna Camuso, candidata alla successione di Epifani. Il pensiero cattivo: non è che temessero di scontentare il partito di riferimento, il Pd , e i tanti sindaci Pd vicini e lontani, adoranti di liberismo e privatizzazioni che da quell’orecchio non vogliono proprio sentirci?
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