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Il sabato della mensa

di Saverio Monno • 29 Giu 2010 • Categoria: micropolis on line 7

mensa.jpgA Perugia, nella mensa universitaria di via Pascoli, il sabato è sempre una giornata un po’ particolare. Nessun “mazzolin di rose e viole” - intendiamoci - ma per studenti ed operatori si chiude pur sempre una settimana di lavoro e l’attesa per il “dì di festa” incombe anche per costoro. Nell’aria, però, più che allegria c’è tensione. Gli studenti, che fatalmente non hanno lezione, tendono a banchettare più tardi rispetto al solito, all’opposto gli operatori, che almeno quel giorno sperano di rincasare in orario, fremono, si agitano ed ammoniscono tutti già un’ora prima della chiusura dei locali: “Sbrigatevi! Scorrete! La cucina chiude! Tirateli fuori prima, quei tesserini, non cercateli proprio davanti alle casse!”. E quegli altri: “Ma se c’è fila, dove scorro? E se mentre cerco la tessera mi fregano il posto?” Non c’è verso di scendere a compromessi e la storia si ripete ogni settimana, con gran fastidio dell’una e dell’altra fazione. In compenso alla fine della giostra gli aneddoti accumulati sono sempre utili per due risate coi parenti sulla vita all’università.
Peccato che la tragicomica routine sia destinata ad interrompersi ogni qual volta Comune o Ateneo decidono di ospitare meeting e kermesse di rilievo. In quelle occasioni, infatti, lo spirito tradizionale della mensa è sostituito da un’altrettanto folkloristica frenesia: si “abbattono” le barricate di carrelli che normalmente chiudono all’utenza intere aree dei locali, si chiude un occhio sugli orari, si presta più attenzione al menu ed alle posate, si passano in rassegna gli erogatori delle bevande. C’è un sorriso per tutti, non s’aggredisce nemmeno chi supera il “limite dei tre tovagliolini”, imposto di recente, dopo anni di laissez faire. D’altra parte sono vetrine importanti per Adisu e Camst (la società che gestisce il servizio), normale che ci tengano a far bella figura coi “forestieri”.
Fortuna che la sera dello scorso 26 giugno, in occasione del brutto temporale che ha sorpreso la città, non c’era alcun motivo di pensare all’etichetta, altrimenti come avrebbero spiegato ai visitatori i grossi tegami sparsi in terra a raccogliere l’acqua che gocciolava dal soffitto e i rivoletti sulle pareti a ridosso delle scale? E pensare che l’edificio è stato ristrutturato appena tre anni fa…

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