Di generali, (ex) governatrici e… anarchia
di Osvaldo Fressoia • 16 Lug 2010 • Categoria: micropolis on line
Accadde tutto in un mattino, quasi tre anni fa (ottobre 2007), a Spoleto. La città si svegliò come se fosse stata prescelta a location di una fiction poliziesca, simile a quelle che accompagnano molte delle nostre serate televisive: un impressionante e pirotecnico spiegamento di mezzi e di uomini in assetto anti-terrorismo - passamontagna calati sul viso, armi ben in mostra, sirene spiegate, posti di blocco e perfino il cielo solcato da elicotteri dei carabinieri che ronzavano come vespe impazzite nell’aria. La città assisteva ammutolita, ma diffidente, a tutta quella “forza” messa in campo per sgominare - così venne detto - pericolosi terroristi, rivelatisi poi 5 ragazzi (ventenni e poco più) spoletini, da tutti conosciuti e di cui tutti sanno tutto, soprattutto le loro idee - anarchiche e ambientaliste - rivendicate orgogliosamente, sempre alla luce del sole. L’accusa principale, quella di aver spedito una lettera di minacce e due proiettili alla allora Presidente della Regione M. Rita Lorenzetti, non è mai stata dimostrata, sorretta solo da indizi, pochi e malamente costruiti, con sillogismi, arbitrarie interpretazioni semantiche e attraverso presunte affinità terminologiche con i documenti ed i volantini delle associazioni di appartenenza. Si scoprì in seguito, che i pericolosi “anarchici insurrezionalisti” avevano inciso alcune scritte sui muri della città e danneggiato una ruspa in un cantiere edile; per il resto nulla di nulla emerse su di loro. Tanto è vero che il pluridecorato generale dei ROS Giampaolo Ganzer fu costretto ad arrestarne solo 3 e (udite udite!) solo “preventivamente”. In altri termini, si procedette agli arresti sostenendo, con sommo sprezzo del ridicolo e dello stato di diritto, di prevenire il “salto di qualità” che i nostri giovani anarchici si sarebbero apprestati a compiere. E così, mentre uno di loro dopo 270 giorni di carcere uscì (ma in regime di semilibertà), per gli altri due ci furono ancora 100 giorni in isolamento, poi uno di loro (Andrea), fu messo agli arresti domiciliari, mentre l’altro (Michele, considerato il capo del gruppo, pur essendo il più giovane del gruppo) fu spedito nel supercarcere di Sulmona in regime di AIV (Alto Indice di Vigilanza) dove rimase per altri 180 giorni. Insomma, per lui, un “preventivo” complessivo di 400 giorni! Ora accade - è di poche ore fa la notizia - che l’eroico generale Ganzer, regista di quella operazione -“Brushwood” (Ripulire la foresta, sic!) - è stato condannato a 14 anni con l’accusa di produzione e commercio di sostanze stupefacenti”, di importazione e raffinazione di stupefacenti, appropriazione di 500 milioni di lire, nonché del sequestro di 65 chili di droga, in seguito “spariti” ma per l’accusa re-immessi nel mercato… Ci credereste? Non solo il generale non andrà (preventivamente) in carcere (ci mancherebbe!) ma continuerà a ricoprire l’incarico di comandante in capo dei ROS. Insomma, specularmente a ciò che avvenne ai baby terroristi di Spoleto (così scrisse allora il Messaggero), per lui sono scattate immediatamente, e preventivamente, la presunzione di innocenza e la fiducia del governo, in primis quella del ministro leghista Maroni. Si noti - per arire una parentesi - il silenzio di Di Pietro, improvvisamente muto. Al di là delle facili considerazioni e dell’ironia sui doppi, tripli (e forse più) “standard” in uso nella gestione della giustizia italiana, ci tornano, come scolpite nella mente, le immagini del prode generale e della ex governatrice di allora, sorridenti e trionfanti, per il “formidabile colpo” messo a segno, nel corso di una conferenza stampa, dai toni e dai linguaggi echeggianti ben altri e tristi regimi. Al loro posto avremmo scelto - pur non avendo solide radici cattoliche come loro - la strada del perdono verso l’anonimo estensore della stupida (o mafiosa?) missiva, consentendo in tal modo ai giovani arrestati di essere sollevati dall’accusa più pesante e insensata. Specie la ex zarina, senza quella prudenza che un’indagine dai contorni così fragili e contraddittori avrebbe dovuto imporgli, preferì far sfoggio di sorrisi e di congratulazioni a josa, verso tutta l’operazione “antiterroristica”, quasi inebriata e auto-compiaciuta di quell’aura di martirio che, nel frattempo, la stampa amica l’aiutava a costruirsi intorno (Lorenzetti: dopo le pallottole vita da incubo, scriveva ancora il Messaggero, mai così prono come in quei giorni), magari da spendere per la sua “difficile” terza ricandidatura (poi fallita) a presidente dell’Umbria. Sic transit gloria mundi, viene da dire.
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