Sportelli coltelli
di Silvia Colangeli • 20 Lug 2010 • Categoria: micropolis on line
La lentezza della burocrazia in Italia non è certo una novità, di tanto in tanto, però, giova rinfrescarsi un po’ la memoria, anche - e forse soprattutto - con storie ed aneddoti di una regione “virtuosa” come l’Umbria.
Questa volta non è stato nemmeno necessario andare in giro a raccogliere testimonianze, giacché quanto vi dirò mi riguarda in prima persona.
A settembre del 2008, anziché pagare la “preiscrizione” alla laurea specialistica, ho versato più o meno lo stesso importo, ma per la laurea triennale. Ho sbagliato causale, per intenderci. Sarò pure stata distratta, ma delle due l’una: o all’unipg la distrazione è un fenomeno in crescita (più persone mi hanno confermato di aver commesso lo stesso errore) o magari i moduli d’iscrizione non sono chiari quanto potrebbero. Ormai è fatta - mi sono detta - non resta che da chiedere di poter girare la cifra verso la giusta causale. Semplice, no? Nient’affatto. L’impiegato mi comunica subito che non è possibile e che di lì a qualche giorno, pena la scadenza dell’iscrizione, avrei dovuto versare nuovamente l’importo (oltre 370 euro). Ma c’è uno spiraglio: “dopo aver pagato entrambe potrà richiedere il rimborso della tassa pagata ingiustamente. Si rivolga alle segreterie generali”. Me ne vado un po’ confusa, certo speranzosa, ma consapevole che avevo messo in moto un meccanismo infernale.
Ebbene, l’altro giorno, a distanza di quasi due anni, mi è arrivato il sospirato assegno dall’università, con una sorpresa: è di soli 230 euro. Io ne ho pagati ben 340, dev’esserci un errore… Dopo una marca da bollo da 30 euro, innumerevoli telefonate e varie visite mattutine allo sportello: niente, nessuno sa dirmi con esattezza dove siano andati a finire gli oltre 100 euro mancanti. Per sapere come stanno le cose è necessaria una nuova sortita in via Tuderte: c’è da fare un altro ricorso alla Regione per ottenere - chissà quando e chissà come - altri 70 euro. E gli altri 40 euro? “Non è possibile recuperare la cifra per intero” mi risponde desolata la segretaria.
Domani spedirò l’ultimo fax per concludere tutte le incombenze burocratiche, ma ancora non riesco a capire come sia possibile che una semplice pratica di rimborso possa trasformarsi in una simile odissea. Siamo in Umbria, dov’è finita la tanto propagandata efficienza amministrativa delle istituzioni locali? Mistero! Non sono un’ammiratrice delle boutade alla Brunetta e non credo alle battaglie contro i fannulloni, credo però che ogni cittadino abbia diritto a servizi e burocrazia funzionanti, che - come sosteneva Max Weber - sono l’essenza dello Stato. Con i tempi che corrono, magari sono l’essenza di quel che “resta” dello Stato, dico io. Anche rimediare a simili odiose (s)torture significa combattere contro i fautori de “privato è bello”, ma, in attesa che chi-di-dovere lo comprenda, un consiglio: occhi aperti!
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