ilmanifesto

Governi e opposizioni: poche idee, ma confuse

di Osvaldo Fressoia • 24 Lug 2010 • Categoria: micropolis on line

tremonti-berlusconi.jpgE’ notizia di queste ore che il centro-destra (Pdl e Lega) non parteciperà alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale, indetta per discutere della manovra economica del governo Tremonti-Berlusconi (notare l’ordine degli addendi) che priverà anche l’Umbria di risorse ingenti e fondamentali per il suo normale funzionamento. Dice il centro-destra che invece di un confronto “sereno”sulle decisioni da prendere, la seduta si risolverà essenzialmente in uno spot antigovernativo; ma non spiega come sarebbe possibile discutere (“serenamente”) sul da farsi senza un esame attento dei singoli punti della manovra tremontiana.  La verità è che per la destra - smettiamola, una buona volta, di chiamarlo centro-destra! - è difficile giustificare un provvedimento che oltre ad essere pesantissimo, è anche e soprattutto iniquo come mai altri in passato. Ha ragione da vendere chi dice che la manovra colpisce, oltre che le mere capacità di governo di regioni ed enti locali, essenzialmente i redditi (fissi) medio-bassi, accanendosi demagogicamente e con cinica  determinazione, in particolare contro i famigerati lavoratori pubblici, senza toccare, invece, i grandi patrimoni che - è verissimo - non pagheranno un euro. E che, soprattutto, essa si configura come un’operazione meramente contabile e di cassa, senza individuare alcun settore strategico su cui concentrare almeno un minimo di investimenti (come hanno fatto, per esempio Francia e Germania) per una possibile prospettiva e strategia di sviluppo futuro. Al di là delle critiche – scontate, ma legittime - però, a questo penoso sottrarsi della destra umbra schiacciata a difesa del proprio governo di riferimento, non ci pare che, anche nel centro-sinistra,  le idee siano molte e, soprattutto, lucide: paiono più che altro una cortina fumogena per mettere le mani avanti e per preparare il popolo ad una possibile - ed a questo punto, inevitabile – “stangatina”. A meno che… in un soprassalto di coraggio e nuova determinazione, la Giunta regionale colga questa occasione, certamente difficilissima, per operare un virtuoso salto di qualità, portando, prima di tutto, ancora più a fondo quella lotta agli sprechi oggi assolutamente non più rinviabile (sono ancora tanti gli enti e le fonti di reddito inutili ed ingiustificati, spesso dei veri e propri sinecura), e intervenendo con una ormai improcrastinabile riforma endo-regionale razionale e capace di rendere più snello il sistema Umbria. Tale scommessa, oltre a liberare risorse potrebbe essere l’occasione per coinvolgere e magari rimotivare gli stessi lavoratori pubblici, ormai da troppi anni, facile capro espiatorio di tutti i mali del mondo. Va da sé che occorrerebbe, al tempo stesso, anche un programma e una strategia con alcuni - pochi ma significativi - punti forti da cui ripartire per aggredire la crisi in atto, e in grado soprattutto di creare possibilità di lavoro e di reddito, partendo magari dalle peculiarità e financo dalla storia degli stessi territori, per raccogliere le idee e le risorse, soprattutto quelle più recondite e abbandonate, su cui costruire alleanze sociali e politiche e disegnare nuove ipotesi di sviluppo. E per un attimo ci piace immaginare che la compagine di governo oggi alla guida dell’Umbria - che i mezzi di informazione chiamano di centro-sinistra - proprio a fronte di una crisi inedita e profondissima come questa, si conceda, almeno una volta, il brivido di rovesciare le logiche e la filosofia che informano ormai da decenni le classi dirigenti - tutte - di questo paese e faccia proprio il documento redatto da  circa 100 economisti - affatto di secondo piano - che da alcune settimane circola in Italia quasi clandestinamente e che boccia recisamente - come inutile - la politica del “rigore” tremontiano? Tale documento sottolinea come la crisi gravissima che investe l’Europa non possa essere superata, se non sulla base di una cooperazione politica solida e coerente, che metta da parte l’impianto liberista del Trattato e l’orientamento di politica economica restrittiva dei paesi membri, cercando invece, possibili strade per sottrarsi alla speculazione e al potere - ormai disumano - del capitale finanziario internazionale. Ma non solo, esso auspica che i governi - anche quelli locali - investano e concentrino le risorse a disposizione essenzialmente nella direzione dei beni collettivi, del finanziamento delle infrastrutture  pubbliche di ricerca, per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, della salvaguardia dell’ambiente, della pianificazione del territorio, della mobilità sostenibile, della cura delle persone. Beni, che al mercato non interessano, ma indispensabili, invece, per un tipo sviluppo a cui ormai guardano sempre più, come ad un’ancora di salvezza, milioni di persone. A proposito, a sinistra, interessa a qualcuno?

Elenco articoli di Osvaldo Fressoia | Invia una mail

Lascia un commento

You must be Bentornato to post a comment.

Micropolis in segnalibri